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Francesco Sguotti
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Siti web · 4 ottobre 2026 · 7 min

Il sito non porta richieste? Otto controlli prima di rifarlo

Prima di rifare il sito da zero vale la pena controllare tracciamento, messaggio, velocità da telefono, modulo di contatto, scheda Google e pagine di atterraggio. Otto verifiche concrete, con i numeri di casi reali.

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Uno scontrino da calcolatrice con gli otto controlli da fare prima di rifare un sito
Otto controlli da fare prima di decidere che il sito va rifatto.

“Il sito non porta niente, rifacciamolo” è una conclusione a cui si arriva in fretta. A volte è giusta. Molte altre volte il problema non è il sito in sé, ma una serie di dettagli che si possono sistemare in giorni invece che in mesi.

Per anni ho gestito campagne a pagamento che portavano traffico ai siti dei clienti, e ho visto quanto spesso il problema stesse dopo il clic. Ecco gli otto controlli che faccio prima di consigliare di rifare tutto.

1. Stai misurando le richieste?

La prima domanda non è “perché non arrivano richieste”, ma “come facciamo a saperlo”. Moduli inviati, telefonate dal sito, clic sull’email: se non sono tracciati, ogni decisione è un’impressione.

E il tracciamento va verificato, non solo installato. In un caso Meta Ads per un e-commerce di moda il pixel contava alcuni acquisti due volte: i risultati sembravano migliori di quelli reali, e le decisioni si basavano su numeri sbagliati.

2. Si capisce in cinque secondi cosa fai?

Chi arriva sul sito deve capire subito tre cose: cosa fai, per chi, come ti contatta. Se la prima schermata parla di “soluzioni innovative” e “eccellenza”, il visitatore deve indovinare. Quasi sempre se ne va prima.

Un buon test: mostra la home a qualcuno che non ti conosce per cinque secondi, poi chiedigli cosa fa la tua azienda.

3. Quanto ci mette ad aprirsi dal telefono?

Gran parte delle visite arriva da telefono, spesso con una connessione che va e viene. In un e-commerce di moda il 74% del traffico era da mobile: dopo aver riscritto il tema, il caricamento è sceso da 4,2 a 2,4 secondi e le conversioni sono salite del 22%.

Controlla il tuo sito da telefono, in 4G, non dal computer dell’ufficio.

4. Il modulo funziona davvero?

Sembra banale, ma è uno dei guasti più comuni: il modulo si invia, compare il messaggio di conferma, ma l’email non arriva da nessuna parte, o finisce nello spam. Il sito sembra funzionare e le richieste si perdono.

Compila il tuo modulo una volta al mese, come farebbe un cliente, e verifica che la richiesta arrivi.

5. Quanto è faticoso contattarti?

Ogni campo in più è un motivo per rinunciare. Per un primo contatto bastano di solito nome, email e due righe di messaggio. Il resto si può chiedere dopo, quando il cliente ha già deciso di parlarti.

Accanto al modulo, metti anche le alternative: un’email visibile, un numero di telefono, l’indirizzo se ricevi clienti.

6. La scheda Google è curata?

Per molte attività locali la scheda Google Business Profile porta più contatti del sito stesso: è quella che compare nelle ricerche e su Maps. Orari, foto, categoria, servizi e risposte alle recensioni fanno la differenza.

Per un ristorante è partito tutto da lì: scheda sistemata, poi Instagram e campagne nel raggio di pochi chilometri. Le chiamate arrivate dalla scheda Google sono aumentate del 210%.

7. Esiste una pagina per quello che le persone cercano?

Se offri tre servizi e il sito ha una sola pagina “Servizi” con tre paragrafi, Google ha poco da mostrare quando qualcuno cerca uno di quei servizi nella tua zona. Una pagina per servizio, con testi che rispondono alle domande vere dei clienti, è spesso il miglioramento SEO più concreto.

8. Le campagne portano su pagine dedicate?

Mandare il traffico pagato sulla home è come rispondere a una domanda precisa con il catalogo intero. Con landing page dedicate a ogni campagna, costruite per diverse PMI, la conversione media è arrivata al 4,8%, contro l’1,2% delle pagine generiche usate prima.

Quando invece va rifatto

Ci sono casi in cui sistemare non basta: quando l’offerta è cambiata e il sito racconta un’altra azienda, quando la piattaforma non si può più aggiornare in sicurezza, o quando la struttura impedisce di aggiungere le pagine che servono.

In quel caso si rifà, ma partendo da questi otto punti invece che dalla grafica. È così che imposto i siti web professionali: prima il messaggio e le misure, poi il design. Se vuoi un secondo parere sul tuo sito, scrivimi l’indirizzo e cosa ti aspetteresti che faccia.